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Nel giugno 1944 dieci aerosiluranti della Aeronautica Nazionale Repubblicana volarono migliaia di chilometri a pelo d’acqua per colpire Gibilterra nonostante la guerra fosse ormai perduta

Quella che vi stiamo per narrare non è una storia nota, anche se potrebbe tranquillamente essere l’ispirazione per un grande film di guerra, dato che chilometri di pellicola sono stati investiti su missioni meno temerarie. Avrete certo sentito parlare del raid dei B-25 del gruppo di Doolittle, i bombardieri che decollarono dal ponte della portaerei Uss Hornet per colpire Tokyo e vendicare simbolicamente l’attacco giapponese a Pearl Harbor, nell’aprile del 1942, o dei famigerati Dambuster della Royal Air Force, che bombardarono con le “bouncing bomb” le dighe della Ruhr, inondando il cuore dell’industria bellica tedesca, e forse perfino della prodezza a bassa quota che misero a segno i piloti di Mosquito che presero parte al raid sulla prigione di Amiens, si dice “orchestrata” come copertura dal Secret Intelligence Service per creare un diversivo; eppure, in pochi conoscono le gesta dei temerari equipaggi degli aerosiluranti Savoia-Marchetti S.M.79 “Sparviero” dell’Aeronautica Nazionale Repubblicana che nel giugno del 1944 volarono per oltre duemila chilometri a pelo d'acqua per irrompere a Gibilterra — dove gli incursori della Xª Mas si erano guadagnati fama e gloria — e colpire ancora una volta, ma questa volta dall’aria, la flotta britannica alla fonda.