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Aprile 1945. Negli ultimi giorni di guerra, 246 paracadutisti si lanciano dietro la Linea Gotica per una missione delicata: sabotare le retrovie tedesche e aprire la strada all’avanzata alleata

20 aprile 1945, la guerra sta per finire, ma nelle valli del Po, estremo nord, in un'Italia spaccata in due tra il Regno cobelligerante fedele a Vittorio Emanuele III di Savoia e la Repubblica Sociale di Salò, rimasta fedele, fino all’ultimo, al Duce Benito Mussolini, un manipolo di paracadutisti italiani, in uniforme inglese, si lancia nel vuoto da aerei alleati per portare a termine una missione unica nel suo genere: il sabotaggio dietro la Linea Gotica. È l’inizio dell’Operazione Herring, che per noi significa “aringa”. Per i parà italiani, che si sono guadagnati la gloria eterna tra le rocce e la sabbia incandescente di El Alamein al grido di “Folgore!” e hanno servito sul fronte di Anzio-Nettuno nella Nembo, inquadrati nei reparti tedeschi per contrastare lo sbarco alleato, si tratta dell’ultima missione di guerra, al fianco dello stesso avversario a cui hanno dato la caccia e che ha dato loro non poco filo da torcere in Nord Africa, lo Special Air Service britannico, un’altra leggenda del secondo conflitto mondiale.