dalla nostra inviata

BORCA DI CADORE (BELLUNO) - Il pre-allarme scatta via sms quando la pioggia supera la soglia pluviometrica prefissata, a quel punto parte il messaggio di allarme colata al sindaco, che attiva manualmente il segnale di allerta della popolazione. Messa così, sembra facile. «Ma qualcosa non ha funzionato: abbiamo cominciato a sentire le sirene quando ormai era già successo il disastro», hanno raccontato numerosi residenti di Cancia, al punto che il sindaco Bortolo Sala ha disposto un esperimento per verificare la causa del disservizio, attualmente avvolto nel giallo.

Al di là dell’apparente semplicità di azionamento, è raffinato e complesso il sistema di monitoraggio e allarme, progettato a Cancia fin dal 2009, collaudato nel 2014 e tuttora di proprietà della Provincia di Belluno, che nel corso degli anni ne ha implementato la gestione insieme alla Regione Veneto, all’Arpav e al Comune di Belluno. Le 5 stazioni di monitoraggio sono dotate di 3 pluviometri, 4 geofoni, 4 cavi a strappo e 4 misuratori di livello. L’apparato di allarme dispone di 2 sirene ad alta potenza e 40 sirene a media potenza, 10 semafori e un meccanismo di messaggeria istantanea capace di inviare 3.600 sms al minuto ed eventualmente anche messaggi vocali. A quanto risulta, però, sul cellulare del sindaco Sala non sarebbe arrivato l’allertamento iniziale, per cui il segnale sonoro ai residenti è stato attivato in ritardo. L’ha testimoniato fra gli altri il residente Luca Olivotto, consigliere comunale di maggioranza, insieme alla mamma Nadia Callegari, mentre tutta la famiglia spalava il fango attorno alla loro casa con l’aiuto dei volontari: «Il sistema di allarme non ha funzionato per tempo, nel senso che è entrato in azione dopo che la frana aveva già colpito il paese. Da quello che so il meccanismo è manuale: deve essere innestato da una persona fisica. Invece abbiamo sentito un boato e poi abbiamo visto un’onda di ghiaia e acqua, ma nessuna sirena. Magari la prossima volta speriamo che le sirene suonino un po’ prima. Erano anche stati stanziati i soldi per un progetto giapponese costato più di 4 milioni di euro, che serviva a deviare i materiali rocciosi dall’acqua. A quanto pare qualcosa non ha funzionato per il meglio».