Che curiosa vicenda quella della genesi del film Il Maestro e Margherita, ennesima trasposizione cinematografica del romanzo di Michail Bulgakov (nelle sale italiane dal 19 giugno)! Il regista, Michael Lockshin, 44 anni, cresciuto fra Russia e Stati Uniti, è il figlio di Arnold Lockshin, nato nel 1939 a San Francisco da una famiglia ebrea sovietica perseguitata dai nazisti. Noto biologo e oncologo, studiò negli Usa e divenne ricercatore al St. Joseph Hospital di Houston dopo essere stato alla Southern California School Medical (77-80).
Nei primi anni di carriera Lockshin svolse ricerche presso la Facoltà di Medicina dell’USC tra il 1977 e il 1980 quando venne cooptato dalla Stehlin Foundation di Houston, Texas. Sei anni dopo, d’emblée, venne licenziato dai dirigenti della Fondazione, con grande rilievo sulla stampa, sia in Usa che in Urss, tanto che, con con moglie e figlioli piccoli, fra cui Michael, il futuro regista, chiese e ottenne asilo politico e poi la cittadinanza (concessagli da Eltsin) nell’Unione Sovietica. Causa ufficiale del licenziamento? “Peggioramento delle sue prestazioni lavorative”, secondo la Stehlin Foundation.
Arnold Lockshin, però, dichiarò, in quell’occasione, che la sua cacciata avvenne “per le sue convinzioni politiche e di quelle della moglie e della sua opposizione alla politica estera dell’amministrazione Reagan”. A suo dire, fu l’FBI a organizzare l’epurazione, tanto più che, raccontò, che “lui e la sua famiglia erano stati oggetto di minacce di morte e altre forme di molestie” perché “sostenevano da tempo il socialismo e che in precedenza era stato un organizzatore del Partito Comunista negli Usa”. L’Urss gli concesse anche un impiego e un appartamento. Lui e la moglie pubblicarono poi un libro sulla personale vicenda di esuli: Terrore silenzioso (1986).







