Troppo. L’avverbio aiuta a dare una forma a quello che si prova uscendo da Le Mage du Kremlin (Il mago del Cremlino) che Olivier Assayas ha tratto con Emmanuel Carrère dal romanzo omonimo di Giuliano da Empoli (da noi Mondadori). A un professore americano (Jeffrey Wright), a Mosca per scrivere la biografia di Zamjatin, il misterioso Vadim Baranov (Paul Dano) dice poco sull’autore di Noi ma inizia a raccontargli la sua vita e come è passato in fretta da regista teatrale a consigliere dell’oligarca Baris Berezovskij, che si impossessa del Canale Primo della tv russa e sogna di indirizzare la politica del suo Paese: vede giusto nel puntare sul capo dell’FSB, cioè dell’ex KGB, Vladimir Putin (Jude Law), ma sbaglia nel pensare di poterlo controllare.
«Il mago del Cremlino» lotte di potere in un racconto fluviale (voto 7-), «Father Mother Sister Brother» storie di famiglia (voto 6)
Nel film con Jude Law nei panni di Putin troppi elementi lo trasformano in una lezione. Jim Jarmusch porta all'estremo il suo proverbiale minimalismo











