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2 FEBBRAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 16:39
Inizio anni Novanta, l’Unione Sovietica si sgretola, Mosca è una città in fermento, la sete di libertà è insaziabile. All’improvviso tutto è possibile, per chi vuole arricchirsi, per chi è mosso da propositi più idealistici. Tra questi ultimi c’è Vadim Baranov, giovane intellettuale che ama il teatro d’avanguardia e la comunicazione. L’incontro e poi la separazione con Ksenia, donna abile a sentire dove va il vento e a posizionarsi di conseguenza, lo convince però che non sarà l’arte ma la politica a definire la nuova era che sta arrivando. Intanto la nomenklatura cerca un malleabile fantoccio che possa puntellare la presidenza agli sgoccioli di Boris Eltsin: la scelta cade su un anonimo funzionario dei servizi segreti Vladimir Putin, all’inizio riluttante ma poi affascinato dall’idea. A garantirgli il consolidamento del potere sarà proprio Baranov che si trasforma in superbo stratega ed eminenza grigia della nuova Russia. Poi viene bruscamente allontanato e si ritira a vita privata. Nel 2019 riceve nella sua dacia un professore americano.
Dal berlusconismo al trumpismo. Come siamo arrivati al punto che un dittatore dopo 80 anni dalla fine della Seconda guerra mondiale abbia riportato la guerra in Europa. E’ un filmone Il Mago del Cremlino. Le Origini di Putin del regista francese Olivier Assayas, colto e pluripremiato. Una narrazione intensa, una sceneggiatura forbita rivisitata da Emmanuel Carrère che offre diverse letture delle sfaccettature dell’enigmatico universo putinesco, alla luce degli eventi più attuali delle derive autoritarie.







