Moglie e bimba erano già morte. Ammazzate e nascoste tra le fratte di villa Pamphili. E lui, Rexal Ford, girava per Roma presentandosi come un produttore hollywoodiano in cerca di ispirazione. Non solo. Come anticipato da Il Messaggero pare avesse preso anche appuntamento con una donna, che lo aveva avvicinato al Pantheon incuriosita dall’accento. «Sembrava un ciarlatano, non un killer», racconta lei. Lui aveva già pronto il biglietto per fuggire in Grecia, dove il 13 giugno è stato arrestato con l’accusa di omicidio di una bambina di appena sei mesi, che lui sostiene essere la figlia, e occultamento di cadavere della compagna.

L'arresto del presunto killer di Villa Pamphili a Skiatos

Le autorità italiane formalizzeranno la richiesta di estradizione per avviare l'iter del trasferimento di Rexal Ford, che al momento è recluso in un istituto penitenziario ellenico. Gli inquirenti stanno ancora raccogliendo in queste ore tutti gli elementi che possano contribuire a dare piena sostanza alle gravi accuse a carico del 45enne californiano. Gli investigatori, in possesso del suo smartphone, stanno passando al setaccio tutti gli spostamenti dell’uomo tracciando il tragitto attraverso i rilievi sulle celle telefoniche mentre nuovi elementi potrebbero arrivare dall'analisi del contenuto del cellulare, lo stesso che ha permesso agli investigatori di arrivare a lui. Sotto la lente di ingrandimento ci sono anche i movimenti bancari di Ford, che vagava tra mense e mercati rionali come un clochard ma millantava conti milionari.