Le indagini sui cadaveri di madre e figlia ritrovati a Villa Pamphili (Roma), dopo l’arresto di Rexal Ford, proseguono. E dalla pieghe degli accertamenti sul caso emerge che la mattina del 20 maggio, quando la polizia aveva fermato una coppia in un’operazione a Campo de’ Fiori, lei si presentò come Stella Ford e dichiarò di essere la moglie dell’uomo al suo fianco, visto poco prima in stato di alterazione che la strattonata. Una identità falsa: il nome, la nazionalità americana e il legame con l’uomo sono oggetto di verifiche. Il 13 giugno, le autorità greche hanno arrestato Rexal Ford sull’isola di Skiathos, in Grecia, dove si trovava in fuga. Attualmente è in attesa di estradizione verso l’Italia, che ha formalmente richiesto il suo ritorno per rispondere delle accuse di omicidio e occultamento di cadavere. La Procura di Roma indaga per capire se Rexal Ford sia anche il padre della bambina, come da lui dichiarato, ancora da confermare attraverso l’esame del Dna, che è stato già prelevato.
Ford, 46 anni, originario della California, avrebbe iniziato il suo “soggiorno” a Roma almeno da aprile. Nonostante fosse in città, non risultava registrato in hotel o affittacamere: viaggiava con un trolley, si presentava come regista e cercava occasioni nel mondo del cinema. Il 7 maggio si era fatto ricevere in una casa di produzione ai Parioli, portando un copione in mano, e aveva lavorato a videoclip musicali e a un remake di “Tre metri sopra il cielo”. Parlava un italiano corretto e si muoveva tra mense e mercati come un clochard, ma possedeva una carta di credito con cui aveva acquistato il biglietto per la fuga. Aveva mostrato un passaporto che attestava il suo nome, Rexal Ford, ma anche con una seconda identità risultava registrato negli Stati Uniti. Ai genitori, con cui aveva contatti sporadici, aveva inviato una foto della donna, sostenendo di averla sposata a Malta e che la bambina fosse nata a La Valletta. Tuttavia, nessuna registrazione ufficiale conferma questa versione.










