E' guerra tra Israele e l'Iran e sui mercati la tensione è fortissima, con ripercussioni immediate attese anche sul fronte energetico. Gli investitori si stanno già posizionando verso asset considerati più sicuri, come oro, dollaro e titoli di Stato americani, mentre le Borse è probabile che continueranno a scendere, risentendo della crescente incertezza e della possibilità di un allargamento del conflitto. Venerdì, all'avvio di questo nuovo fronte di conflitto, le borse mondiali hanno segnato cali vistosi. I soli listini europei hanno perso 185 miliardi di capitalizzazione. Una reazione comunque composta, senza panico. Ora alla riapertura il timore è che possa esserci maggiore emotività, sulla paura che il conflitto possa estendersi ben oltre i confini di Israele e Iran, coinvolgendo gli Usa o innescando azioni di sabotaggio o rappresaglia su infrastrutture economiche critiche, come quelle petrolifere e del gas naturale. Gli analisti invitano quindi a monitorare con particolare attenzione l'andamento di petrolio, gas naturale, oro, settore energetico e della difesa, valute rifugio (dollaro, franco svizzero e yen). "Questi sviluppi complicano ulteriormente la vita anche alla Banca Centrale Europea. L'inflazione nell'Eurozona è rimasta contenuta negli ultimi mesi grazie alla diminuzione dei prezzi dell'energia. Ora la situazione rischia di cambiare. E l'aumento dei costi rappresenta un'ulteriore preoccupazione per il settore manifatturiero" sottolineano gli analisti aspettando il discorso della presidente della Bce, Christine Lagarde giovedì prossimo. Un'ulteriore escalation potrebbe portare i prezzi del petrolio sopra gli 80 dollari, con un conseguente ulteriore rialzo del dollaro. Per vedere i prezzi del gas aumentare significativamente, commentano gli analisti, dovremmo assistere allo scenario peggiore: quello dell'interruzione dello Stretto di Hormuz. Il focus della settimana è anche sulle decisioni che potrebbero essere prese sul fronte dei tassi. La settimana si apre con i dati sull'inflazione in Italia e si chiuderà venerdì con quelli dalla Germania. Nel mezzo attenzione alle scelte delle Banche centrali sulla politica monetaria. Lunedì in Giappone, mercoledì la Fed e giovedì la Bank of England. Dopo aver allentato la politica monetaria di 100 punti base nel secondo semestre del 2024, è probabile che la banca centrale americana continui a tenerli invariati in attesa di maggior chiarezza, in particolare sui dazi.