di
Alessandro Bocci
Dovrà ritrovare la solidità difensiva perduta, punterà su Tonali che indossa la 8 in suo onore
Ora è anche ufficiale: Gennaro Gattuso è il nuovo allenatore della Nazionale. E sono le parole del presidente Gravina a renderci il senso di questa missione in salita: «Ringrazio Rino per la disponibilità e la totale dedizione con cui ha accettato la sfida». Pochi soldi e tanto entusiasmo. Il contratto annuale, sino al Mondiale 2026, nella speranza di andarci, sarà inferiore al milione. Contano altri valori, in questo momento in cui l’Italia e la Federazione sono al centro di una crisi profonda. L’ultimo tentativo per non sprofondare nel baratro è aggrapparsi al senso di appartenenza, di cui Gattuso è stato uno dei più fieri interpreti. La sua generazione alla maglia azzurra ci teneva davvero. Non per caso nel 2006 Gennaro e i suoi fratelli hanno vinto la Coppa del Mondo sotto il cielo di Berlino. Da quella notte, il Mondiale è diventato stregato: due apparizioni fugaci nel 2010 e nel 2014 e due qualificazioni mancate, nel 2018 in Russia e nel 2022 in Qatar. Spalletti ha fallito, ma non ci sono dubbi sulle sue qualità di allenatore. Ranieri sarebbe stato l’uomo giusto al posto giusto. Senza sor Claudio, l’aggiustatore, la Figc ha scelto di puntare su un uomo che mettesse l’Italia al centro di tutto, conoscesse il significato profondo della maglia e provasse a trasmettere certi valori. Così siamo arrivati a Gattuso, che lavorerà in coppia con Buffon. Gigi questa operazione l’ha prima suggerita e poi condotta. «La scelta migliore», sostiene. «Va in panchina un simbolo del nostro calcio. Per Gattuso la maglia azzurra è una seconda pelle», il benvenuto del presidente Gravina.













