L’uomo è di tutto rispetto, l’allenatore non è stato finora all’altezza del calciatore e della persona: nove squadre e un solo successo (la Coppa Italia 2020) dal 2013 a oggi. Gennaro Gattuso è il 22esimo ct unico della storia della nazionale. Negli ultimi undici anni, ben sei tecnici (Conte, Ventura, Di Biagio, Mancini, Spalletti e ora Rino), tanto per ribadire la fragilità e la crisi del nostro sistema, con l’unica eccezione della fiammata dell’Europeo 2020 (giocato causa Covid nel 2021). La federazione ha ufficializzato la nomina domenica 15 giugno. Gattuso sarà presentato in una location storica del nostro calcio, l’hotel romano parco dei Principi, dove si sono consumati eventi e intrighi di Palazzo.
L’avvento del nuovo commissario tecnico ha chiuso una settimana di profonda crisi istituzionale, in cui, al netto del sofferto 2-0 sulla Moldova di lunedì 9 giugno, colpi di scena, imprevisti e cadute di stile sono stati il reale filo conduttore. Nel caos, è saltato anche il comunicato di esonero di Luciano Spalletti: non è dettaglio da poco. In altri tempi, uno scivolone come questo non si sarebbe verificato. L’ex ct toscano, con un colpo di mano – e anche con un colpo basso -, aveva annunciato il suo licenziamento nella conferenza stampa di vigilia di Italia-Moldova, scombinando i piani della federazione che aveva però già commesso il primo passo falso, stordita dalla legnata (3-0) ricevuta dagli azzurri in casa della Norvegia. Nel marasma, è infatti mancata la lucidità: perché tutta quella fretta nell’esonerare Spalletti, o anche solo nel comunicare all’allenatore quale sarebbe stato il suo destino? Perché non aspettare il 10 giugno per procedere alla destituzione e poi prendersi il tempo necessario per eleggere il nuovo ct? La nazionale torna in campo il 5 settembre: quasi tre mesi a disposizione per valutare e decidere.











