di
Michele Tossani
La Nazionale volta pagina, al posto di Luciano Spalletti arriva l'ex centrocampista reduce dall'esperienza in Croazia, la cui idea di calcio è ben riconoscibile
Ci siamo. Dopo tanto penare, la Nazionale italiana ha un nuovo commissario tecnico. Il ruolo in questione è stato infatti affidato a Gennaro Gattuso. A questa decisione il presidente federale Gabriele Gravina è arrivato dopo che gli altri candidati (a partire da Claudio Ranieri, il primo nome scelto), per un motivo o per l’altro, hanno gentilmente declinato l’offerta. Andare ad allenare gli Azzurri in questo momento storico è più un onere che un onore. I problemi sono tanti (a partire dalla mancanza di talento e dalle enormi difficoltà che il calcio italiano sta riscontrando nel produrlo) e, per farsi carico di una squadra che non disputa una partita a eliminazione diretta in un Mondiale dalla finale del 2006 contro la Francia e non si qualifica alla Coppa del Mondo da Brasile 2014, serve una buona dose di coraggio o di volontà di rilanciarsi.
Entrambi questo aspetti si sposano perfettamente con il profilo di Gattuso. Reduce da una turbolenta esperienza alla guida dei croati dell’Hajduk Spalato, il quarantasettenne tecnico di Corigliano Calabro ha incontrato delle difficoltà anche con Napoli e Marsiglia, le precedenti tappe della sua carriera da allenatore (senza prendere in considerazione la parentesi Valencia, troppo breve e con troppi problemi societari per essere valutata).A Napoli Gattuso ha ereditato la conduzione tecnica dal suo ex mentore Carlo Ancelotti nel dicembre 2019. La prima stagione era stata chiusa positivamente, con la conquista della Coppa Italia, anche se il Napoli era stato raccolto da Gattuso al settimo posto e nella stessa posizione aveva terminato il campionato. La stagione successiva vide il Napoli perdere per un punto la qualificazione alla Champions, sfumata nell’ultima gara pareggiata col Verona.











