Caro direttore,il referendum sulla cittadinanza ha rappresentato un’occasione mancata, perché il quesito è finito nelle pastoie dell’ideologia. Non si è affrontata la questione della cittadinanza, ma se stare da una parte politica o dall’altra. Mi dispiace ma è una cosa indecente! Era un’occasione per affrontare il tema e in modo serio. Io spero che si abbia il coraggio di riproporre la tematica in tutta la sua ampiezza e importanza così da mettere in atto un processo vero di cittadinanza: il problema non sono gli anni ma che si sappia dare una vera cittadinanza a chi vuol appartenere a questa Italia e con un suo contributo specifico e arricchente. Il referendum è stato sconfitto, ma la questione c’è, risolviamola in modo qualitativo, aiutando chi vuol essere parte del nostro popolo.Gianni Mereghetti

Caro Mereghetti,Credo sia stato un errore sottoporre a referendum il tema se sia meglio concedere la cittadinanza in 10 o in 5 anni. I risultati del voto dimostrano che la questione è fonte di timori sociali, economici e culturali e queste preoccupazioni sono una cosa seria che chi fa politica non può ignorare. Oppure si finisce spaesati di fronte ai tanti no, perfino tra i sostenitori del centrosinistra. Aver trasformato il dibattito su un problema serio in scontro tra le parti ha prodotto alcune conseguenze molto pericolose: intanto se ne è parlato come se al centro ci fossero i clandestini e non gli immigrati regolari che, per ottenere la cittadinanza, devono avere un lavoro, conoscere la nostra lingua e possedere una fedina penale pulita. E di fronte al crollo della natalità, ai tantissimi lavori per cui non si trovano più italiani disponibili la questione dell’immigrazione regolare è un punto da cui non si può prescindere. In secondo luogo, trovo molto giusto che per diventare italiano ci siano condizioni inevitabili: lavorare regolarmente, senza dubbio, ma anche inserirsi nel nostro sistema di valori su libertà e diritti. Così come il pieno inserimento nella comunità con la conoscenza della lingua. Insomma, come in altri Paesi, serve un percorso intenso di partecipazione e formazione, di rispetto delle leggi e dei diritti (in particolare quelli delle donne) che deve essere individuato da una riflessione pubblica profonda, dall’aiuto degli esperti e dal coinvolgimento pieno dei parlamentari. Insomma le regole non possono essere lasciate alle tifoserie. Ora la frittata è fatta e temo purtroppo che riparlare con serietà della cittadinanza sarà un’impresa ardua.