Chi assiste stasera al secondo concerto di Cesare Cremonini a San Siro, potrà godersi, in apertura, la performance di uno dei più celebrati dj italiani nel mondo, reduce da un tour in America e in partenza per Ibiza, ma che a 15 anni saliva sul treno a Caserta senza biglietto (non poteva permetterselo) per infilarsi di nascosto alle serate di house music a Napoli, affascinato dalla musica elettronica di cui sarebbe diventato uno dei protagonisti. Joseph Capriati, classe 1987, è uno dei tre dj internazionali che hanno remixato la nuova canzone di Cremonini con Elisa, Nonostante tutto. Gli altri due sono l’americano Seth Troxler e la spagnola Indira Paganotto, che aprirà il concerto di Cesare all’Olimpico di Roma. Le tre versioni escono su un unico disco in vinile il 20 giugno. Come arriva un ragazzo casertano a San Siro? «Ho studiato. A 15 anni imparavo a memoria le cassette pirata con le registrazioni di dj come Ralf e riuscivo a intrufolarmi insieme a un’amica più grande alle leggendarie serate Angels Of Love a Napoli, dove ballavano migliaia di persone, per osservare i dj. Il primo che vidi all’opera fu Tony Humphries, caposcuola della house americana. Una folgorazione. Napoli mi ha adottato artisticamente. Ho avuto maestri come Rino Cerrone, purtroppo scomparso l’anno scorso, e Sasha Carassi, che pubblicò nel 2006 il mio primo disco, Microbiotic, sulla sua etichetta Globox. Lo avevo prodotto a 17 anni, con il computer regalato a mio fratello per la prima comunione. In quel periodo prendeva forma la scena techno napoletana moderna, con personaggi come Marco Carola, Danilo Vigorito, Markantonio, e insieme a me altri giovani come Massi D.L. e Lucio Aquilina». Come si diventa un dj di caratura internazionale? «Finita la scuola, a 18 anni, i miei insistono perchè io segua le orme di mio padre e mi arruoli in polizia. Faccio il concorso, e mentre aspetto la risposta, nell’estate 2006, ricevo messaggi entusiasti dagli amici in vacanza a Ibiza. Mi dicono che dj famosissimi come Richie Hawtin e Sven Vath stanno suonando il mio disco nei mega-club come l’Amnesia. Nel frattempo Claudio Coccoluto, che credeva in me e mi aiutò tantissimo ad emergere, lo passa nel suo programma su Radio Deejay, e mentre tutti mi dicono “Sei sicuro di voler fare il poliziotto?” arriva la risposta dall’Arma: domanda non accettata per mancanza di un documento. Un segno del destino. Ho puntato sulla musica, ed è andata bene. Ancora oggi non ci credo, vivo nella paura che possa finire tutto, e l’idea di esibirmi a San Siro mi terrorizza e mi inorgoglisce». L’incontro con Cesare? «In discoteca, al DC 10 di Ibiza, attraverso Valentino Rossi. Poi una sera, a casa di Vale, ci siamo trovati a parlare di musica e mi ha proposto di mettere il mio stile in una sua canzone. Non mi ero mai cimentato con un brano cantato in italiano. Ho preso piccoli pezzi di melodia e di testo e ho scomposto tutto su una base techno. Quando gli ho mandato il remix ho ricevuto un suo messaggio: “Ti devo parlare”. Temevo il peggio. Invece era felice. Credo di essere riuscito a mantenere la mia identità, e certamente Cesare è stato coraggioso a farsi “scomporre” da me». Qual è, oggi, la situazione del clubbing ? «Difficile. La pandemia ha dato il colpo di grazia alle discoteche, i social creano dipendenza da grandi platee, il mercato lo fanno i mega-eventi all’aperto per decine di migliaia di persone, dove con un biglietto vedi 20 dj. Nell’ultimo anno, però, sono nate realtà di nicchia che cercano di ricreare il vero spirito del club. A New York, Chicago e Berlino ci sono piccoli club di tendenza che non hanno profili social, anche a Napoli Markantonio sta facendo serate per un pubblico selezionato, dove sono vietati i telefoni. Pochi giorni fa, a Detroit, un maestro della techno come Carl Craig mi ha detto “30 anni fa facevamo i dischi per suonarli tra di noi”. La musica è un’onda continua, prima o poi si tornerà alle origini, all’essenza del club, e sarà l’inizio di un nuovo undeground. Perchè la vera techno è arte, e techno è una parola seria».
“Cremonini e io, amici grazie a Valentino Rossi È stato coraggioso a farsi scomporre da me”
Joseph Capriati Il dj che ha remixato “Nonostante tutto” apre oggi il secondo concerto milanese












