MILANO «Niente zucchero, niente alcol, niente social. Sono i tre veleni che ho evitato per prepararmi a questo tour». Cesare Cremonini è, a tutti gli effetti, un perfezionista. Da oltre un anno sta preparando questo show (oltre 500mila biglietti venduti, sold out ovunque) partito ieri ufficialmente da Milano dove si esibirà anche oggi, dopo una data zero al Teghil di Lignano. Sino al 18 luglio saranno nove le città visitate dal bolognese (doppia data a Milano, Bologna, Bari e Roma) e il Cremonini Live 2025 testimonia quanto a ogni viaggio Cesare alzi l’asticella e, qui, partendo dal suono. Due giorni fa ci è stato presentato il rendering del normale impatto sonoro degli altoparlanti di solito usati a SanSiro; ebbene, solo il 65% del pubblico sulle gradinate o in platea riceve un suono ideale. Cremonini e il suo staff hanno implementato i «delayer» (le casse posizionate lungo punti strategici del catino) così che il 99% del pubblico potrà godere di un suono ottimale. «Abbiamo speso dei bei soldini eh - dice Cesare con una smorfia - e non ci ho messo poco a convincere i miei organizzatori, ma ce l’ho fatta. Spero diventi uno standard per molti qui al Meazza, anche ci sono promoter che hanno fatto spallucce». È l’Italia Cesare, un luogo dove a volte le idee passano inosservate. Il Cremonini live25 si merita 65 metri di fronte palco per 22 metri di altezza, una superficie led da oltre 900 metri quadrati, 700 corpi illuminanti, 30 macchine del fumo e laser, 10 cerchi over stage per creare movimenti e cambi di prospettiva, un sistema laser da 270 watt «per trasportare lo spettatore tra l’Alaska e Bologna», attraverso 25 anni di successi. È proprio Alaska Baby , l’ultimo album, a rappresentare il perno centrale dello spettacolo. «È il concerto più lungo che abbia mai fatto, due ore e 35 minuti - spiega l’artista -, ma non per esagerare: ci sono otto brani del nuovo disco che sono il centro di tutto. Non li potevo trattare come capitoli tra gli altri, Alaska Baby è diventato la spina dorsale dello spettacolo. Volevo coerenza, un racconto vero con un’introduzione video che spiega com’è nato, da una crisi personale, da un viaggio che mi ha portato lontano, fisicamente e dentro di me: Antigua, America, Alaska. Lì ho ritrovato emozioni, amore, forza». Quel viaggio è percorso dallo spettatore anche grazie all’enorme cinemascope che fa da parete a tutto il proscenio. «Sul palco ripercorro quel viaggio, dai deserti al ghiaccio, con una scenografia che si trasforma con la colonna sonora elettronica che nasce dalla collaborazione con Alessio Natalizia. Tutto è stato pensato per creare un’esperienza immersiva. Alla prima di Lignano ho capito che questo concerto poteva essere davvero il punto più alto della mia carriera ». Non potevano mancare due amici importanti e, forse, chiamarli così è diminutivo. I fumi e i laser ad altezza uomo tagliano in due lo stadio e sono la scenografia perfetta per Elisa su Aurore boreali. La stima antica fra i due li ha portati a una collaborazione e insieme portano l'audience a uno dei momenti clou di tutta la soirée. Da una quinta arriva sul palco Luca Carboni per cantare San Luca mentre la scenografia propone a tutto schermo i portici di Bologna e gli applausi sembrano far venir giù San Siro. «Luca parteciperà al maggior numero di concerti possibili - rivela Cesare - e sia lui che sua moglie Marina sono molto emozionati. Torna a cantare dopo molto tempo e non vedo l’ora di arrivare a Roma perché lì ci sarà anche Jovanotti; ricostituiremo un terzetto che sancisce tante cose. Io rispetto tantissimo l'amicizia fra Loré e Luca. All’inizio della carriera Luca aiutò Lorenzo e Lorenzo ha sempre aiutato Luca anche nei momenti difficili così come voglio fare io coinvolgendo Luca il più possibile». Si apre un sipario rosso e, inaspettato, su Figlio di un Re Cesare imbraccia una fisarmonica. «Suonare la fisa davanti a 50.000 persone confessa - è la realizzazione di un sogno nato per caso a Maratea, dopo un incontro con un maestro di fisa che mentre bevevamo un bicchiere di vino, ha intonato la mia Vorrei. Mi si è aperto un mondo e da lì è iniziato il mio percorso con lo strumento. Ecco, trasformare la vita in visioni da condividere è la mia vera missione. In un tour così grande, trovare sintonia con ciò che fai è raro, ma quando accade è pura magia». Cremonini non fa concerti per far cassa «Parlo di chi suona una hit via l’altra e ogni concerto è uguale all’altro. Non è il mio stimolo». Nessun docu film da questo Cremonini live25, chi c’è se lo godrà al massimo e non c’è niente di più bello che concentrarsi su una cosa e farla bene. Il grande fotografo Greg Williams (celebri i suoi scatti di star come Brad Pitt, Lady Gaga, Timothée Chalamet o Cate Blanchett) seguirà l’artista bolognese durante il tour e immortalerà alcuni istanti. Parlavamo di perfezionismo e di come si possa esserne ossessionati ebbene, mentre termina lo show milanese, il team è già al lavoro sugli ingranaggi di un altro motore. Un bolide musicale che nel 2026 toccherà il Circo Massimo di Roma il 6 giugno, Ippodromo di Milano il 10 , Autodromo di Imola il 13 e la Visarno Arena di Firenze il 17 . Il perfezionista non si ferma mai. «È incredibile cosa si può fare con il dolore ed è ancora più incredibile cosa si può fare con l’amore. San Siro abbracciami»