Roma, 13 giu. (askanews) – “La riduzione degli stock ittici non può essere imputata solo all’attività di pesca e la progressiva riduzione dei giorni di pesca per le nostre marinerie decisa a Bruxelles, come sta accadendo nell’Adriatico e non solo, sebbene pensate per la salvaguardia della biodiversità, non hanno prodotto gli effetti sperati, se non in minima parte”. Queste le prime dichiarazioni del sottosegretario al Masaf, sentore Patrizio La Pietra, intervenendo alla Terza Conferenza delle Nazioni Unite sugli Oceani, in corso a Nizza.
“A livello europeo e in Commissione Generale della Pesca nel Mediterraneo vanno affrontati, con urgenza, altri fattori determinanti – ha detto La Pietra – quali l’inquinamento marino prodotto dall’enorme traffico marittimo, non paragonabile a quello delle unità da pesca, gli effetti devastanti delle plastiche presenti nei mari, il costante innalzamento del livello delle acque e l’aumento delle temperature dovuto ai cambiamenti climatici e il preoccupante fenomeno delle specie aliene che soppiantano quelle autoctone”.
“Per salvaguardare il futuro delle marinerie, particolarmente colpite dalle misure inefficaci a livello ambientale, ma sicuramente dannose in termini economici e occupazionali – ha poi sottolineato La Pietra – l’Italia ritiene che si debba stabilire un’equa ripartizione delle aree ristrette alla pesca che non interessi, come accade adesso, solo aree limitrofe al territorio degli Stati membri. Inoltre chiediamo un impegno più determinato nel contrasto alla pesca illegale, la certezza del rispetto delle regole esistenti che deve essere prioritaria rispetto alla introduzione di nuove regole, specialmente se queste risultano restrittive solo per i pescatori e gli Stati costieri che già si dimostrano rispettosi”.









