Eccesso di pesca, acidificazione, sfruttamento senza limiti dei fondali, plastica a gogò. E il Mediterraneo soffre più di tutti. Ora la battaglia dell’Europa contro l’indifferenza
La ministra francese dell'Ambiente Agnes Pannier-Runacher a Nizza
Bruxelles - Si è svolta a Nizza la terza Conferenza delle Nazioni Unite sull’Oceano. Cinquantasei capi di Stato e di governo si sono confrontati per affrontare una delle crisi ambientali più urgenti del nostro tempo: la salvaguardia degli oceani, che producono oltre il 50% dell’ossigeno che respiriamo, coprono il 70% della superficie terrestre e ospitano l’80% della biodiversità del pianeta. Il summit è arrivato in un momento cruciale, con mari sempre più minacciati dall’eccesso di pesca, dall’acidificazione, dall’inquinamento da plastica e dallo sfruttamento industriale dei fondali. È in questo contesto che la Commissione europea ha scelto di presentare ufficialmente il Patto Europeo per l’Oceano. Un gesto simbolico e politico: Bruxelles vuole riaffermare la centralità dell’oceano nelle proprie strategie ambientali, economiche e diplomatiche. Annunciato il 5 giugno in occasione della Giornata mondiale dell’ambiente, è stato illustrato alla comunità internazionale proprio a Nizza.







