La Chiesa e i migranti

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L’Italia è un Paese che, senza l’apporto quotidiano dei lavoratori e delle lavoratrici immigrate, semplicemente si fermerebbe

All’indomani dell’esito referendario, il dibattito pubblico, rispettando plasticamente le regole del principio di azione e reazione, si sta misurando su questioni dirimenti per il presente e il futuro di un Paese alle prese con dicotomie interne tanto complesse quanto, talvolta, superficialmente affrontate. Basti pensare allo spostamento di fuoco da parte della premier Meloni che, dopo aver visto naufragare i quesiti sul lavoro dipendente, ha rapidamente virato l’attenzione sulla cosiddetta “classe media”, dagli imprenditori ai liberi professionisti, evocando l’urgenza di alleggerire la pressione fiscale su quella che considera la spina dorsale economica dell’Italia.

Il focus di questo articolo, però, si concentra non tanto sui quesiti relativi al lavoro quanto su quello che ha riguardato la cittadinanza. Ed è proprio quest’ultimo ad aver registrato una delle percentuali di rifiuto più nette: quasi il 35% degli elettori ha detto no al dimezzamento del tempo necessario, a parità di condizioni, per diventare cittadini italiani. Un rifiuto che non si spiega solo con la bassa affluenza e con il generale disinteresse, ma anche – e soprattutto – con un’opposizione sostanziale e culturale.