I giudici hanno confermato quanto disposto dai colleghi vicentini: il lavoratore licenziato per i troppi giorni di malattia è da considerare affetto da disabilità e pertanto, oltre a essere reintegrato, gli dovranno essere corrisposti gli stipendi non goduti negli ultimi quattro anni.
È quanto disposto dalla corte d’appello di Venezia, che mercoledì mattina ha rigettato il ricorso presentato delle Acciaierie Valbruna, contro la sentenza riguardante un dipendente di 55 anni destituito dal suo incarico il 20 ottobre del 2020 dopo avere sforato il periodo di comporto previsto dal contratto nazionale dei metalmeccanici, pari a 365 giorni, tra il 15 gennaio 2018 e il 19 ottobre 2020. L’uomo si era assentato in diverse occasioni: in particolare, 206 giorni per problematiche relative alla spalla destra dal gennaio del 2018 al giugno del 2019 e 151 volte tra il novembre 2019 e l’ottobre del 2020 per una patologia al ginocchio. Allo scoccare del giorno numero 366, il lavoratore era stato licenziato. In seguito alla cessazione del contratto, il 55enne è stato riconosciuto come portatore di una disabilità dall’Inps. Assistito dagli avvocati Alberto Chies e Paolo Lando, il dipendente licenziato ha quindi deciso di fare causa all’azienda, in quanto sarebbe stato vittima di discriminazione: la maggior parte delle assenze sarebbero infatti state da imputare alla sua disabilità e non avrebbero dovuto essere computate.






