La cronaca politica a volte è semplice, squarcia il velo di Palazzo, si condensa in un’immagine. Qui l’immagine è: Elly sconfigge Elon. L’uomo più ricco del mondo si è inventato tutto un apparato tecno-scientifico-industriale che dovrebbe garantirgli lo sbarco su Marte nei prossimi anni. La donna più immaginifica del mondo invece ha scelto un altro formidabile mezzo di trasporto: la reotorica. Ha scelto di credere alla propria propaganda, e su Marte ci è già arrivata. Da lì, da un altro pianeta, parla ormai Elena Ethel Schlein, segreteria del Pd, Partito Dadaista, avanguardia purissima.
«Elly si sente in partita», aveva assicurato pochi giorni fa uno dei massimi divulgatori di quel fenomeno fantapolitico che è lo schleinismo, Fabrizio Roncone del Corriere della Sera. Tanto che nel Pd, ci informava il collega, ci si sta già dedicando a sistemare le caselle del totoministri, essendo il governo del fronte progressista (già campo largo, per i nostalgici centrosinistra, ultimo erede delle accozzaglie ulivesche) chiaramente imminente.
Sicuramente non difetta l’autostima, ai compagni arcobaleno (il rosso è ormai un colore reazionario, puzza troppo di fabbrica e proletariato), del resto da Marte la Terra deve apparire piccina, un’appendice dei propri desiderata. Ma è ancora niente, rispetto all’eccesso di ottimismo della volontà (non mitigato dal pessimismo della ragione, come pure consigliava il compagno Gramsci) mostrato ieri da Elly al Festival dell’Economia di Trento. «Elezioni anticipate? Spero di sì!». La stessa speranza la coltivano molti capicorrente dem, perché come da tradizione ci scorgono la possibilità di liberarsi della segretaria attraverso la sconfitta, ma non diteglielo, non interrompete il monologo marziano.






