L’ago della bilancia, a sinistra, è la rivista patinata. Ieri Elly Schlein su Vogue, oggi Silvia Salis su Vanity Fair. È il potere della copertina. Essere glamour è fondamentale: ma solo se sei una donna progressista, altrimenti sei fuori luogo. E così, dopo il concerto techno con tanto di foto in consolle con gli occhialoni da sole e la mezza maratona corsa tra la gente sempre a favore di obiettivo, la sindaca di Genova si è guadagnata la “prima” del periodico nato negli anni ’80 negli Stati Uniti. La candidatura ad anti-Schlein per fare l’anti-Meloni si arricchisce di un nuovo tassello. Passo dopo passo, diapositiva dopo diapositiva, l’ex martellista si sta costruendo l’immagine giusta per puntare a Palazzo Chigi. Matteo Renzi e i moderati di centrosinistra scommettono su di lei in veste di federatrice del “campo largo”. La sindaca nicchia sempre meno, ci spera, e l’attivismo foto-comunicativo è lì a dimostrarlo. D’altronde, serve qualcuno che abbia il physique du rôle giusto per provare a scalzare il centrodestra dal governo. Bisogna piacere. E cosa c’è meglio di un primo piano in copertina su Vogue?

Moderata sì, ma non solo: per prendersi la testa della coalizione, infatti, è necessario essere più versatili possibili. Anche pestando i piedi al segretario del primo partito d’opposizione: l’azione di disturbo dev’essere più ampia possibile. «L’ho sempre detto: sono una madre, sono cattolica, sono sposata, sono eterosessuale ma non credo che il mio sia l’unico modello o che sia migliore degli altri. Il Comune è laico, l’amministrazione è laica, il Paese è laico. E lo dico da cattolica», spiega nell’intervista in merito alla sua decisione di registrare all’anagrafe come genitori due mamme. Sarà un caso l’uso della formula, seppur con qualche distinguo, cadenzata da Giorgia Meloni nell’ottobre del 2019 in piazza San Giovanni a Roma? Non può esserlo. E poi Gaza, altra bandiera della sinistra più radicale. Salis l’ha subito impugnata e sventolata forte. «Ma come fare a restare indifferenti? Il sindaco deve esprimere l’identità della sua comunità. Ed è un’idiozia pensare che la tua posizione di sindaco o di città non cambi le cose. Genova, poi, è un simbolo, uno dei più grandi porti del Mediterraneo, la sua posizione è rilevante», dice sempre a Vogue. Dunque la Flotilla, che ha visto il porto del capoluogo ligure ospitare la partenza di alcune barche a vela: «È l’identità culturale di Genova.