Esse contro esse, Schlein versus Salis: sembra uno scioglilingua, ma è la politica, bellezza. Storia di primedonne, una più in alto, quella che ha vinto sull’apparato perché «anche stavolta non ci hanno visto arrivare», parafrasando Lisa Levenstein; l’altra appena arrivata nell’arena del «sangue e m...» evocata da Rino Formica, eppure già pronta a uscire dagli steccati locali. Storia di martelli - specialità di Silvia Salis ex campionessa di questo lancio - e falce, simbolo del comunismo e di una classe operaia oggi spiazzata da una leadership moderna vestita dall’armocromista.

Dal 12 marzo 2023 Elly Schlein è la segretaria nazionale del Partito democratico, Silvia Salis guida la città di Genova dal 26 maggio, l’una ha sostenuta l’altra nella campagna elettorale «per battere le destre», come usano dire idem, attorno alla bionda ex martellista il campo non è stato largo, ma larghissimo eppure adesso qualcosa si è rotto nel grande sostegno mostrato da Elly alla sindaca amante dei riflettori.

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Un retroscena pubblicato sul Foglio narra di una telefonata burrascosa di Schlein alla Salis e non certo per parlare delle giacche Armani da indossare in qualche comizio o del mancato invito al festone di compleanno per i quarant’anni glamour all’ombra della lanterna. Colleghe, ma non amiche strette, del resto uno alla propria serata invita chi vuole. E così la signora Salis maritata Brizzi ha riunito duecento personalità, tra dem, renziani, centristi, imprenditori e personaggi del mondo dello spettacolo e si è pure procacciata uno staff perla comunicazione di primo livello, che poi è quel Marco Agnoletti già fedelissimo di Matteo Renzi e della galassia della Leopolda che sta per aprirsi (Silvia Salis, manco a dirlo, sarà ospite d’onore).