È il grande mistero di Elly Schlein: lei ride sempre. Ma più ride, e meno si capisce cos’abbia davvero da ridere, politicamente parlando. Procediamo con ordine. In Campania, tra lei e il governatore uscente, il braccio di ferro l’ha vinto in modo spettacolare De Luca pater: forse non otterrà la segreteria regionale del partito per il figlio, ma il vecchio don Vincenzo sarà ancora il reuccio della situazione. In caso di vittoria del sinistra-centro, sarà presidente del futuro Consiglio regionale, nonché contraltare istituzionale di Roberto Fico, e dotato di un pacchetto di assessori di peso.

In Toscana, ancora peggio. Pure qui Elly voleva liberarsi di un residuo della vecchia stagione, l’uscente Eugenio Giani, per issare alla carica di governatore un fedelissimo schleiniano (ad esempio, il Furfaro della situazione). Risultato? Giani resta, Furfaro e gli altri schleiniani risultano dispersi, e Schlein incassa una seconda lezione di manovra politica.

Quanto al match nazionale con Conte, il Pd si sta sottoponendo a una procedura umiliante, una specie di schiaffo del soldato: non c’è tema su cui i grillini non si siano trasformati in titolari di un potere di vita e di morte. Sia sul sì o sul no alla costruzione dell’alleanza, sia sulle condizioni della medesima.