La food stylist più amata dalla moda ironizza sul purismo ai fornelli: «Siete solo voi italiani a porvi il problema»
di Maurizio Fiorino
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«Voglio dirvi la verità», mette subito in chiaro Laila Gohar, prima di schiarirsi la voce e fare la tipica smorfia – sopracciglia aggrottate e sguardo rivolto verso l’alto – di chi sta scegliendo con cura le parole. Infine, sorride: «Penso che le uniche persone davvero preoccupate di preservare l’autenticità del cibo, siate voi italiani. Non credo, insomma, che altrove ci si ponga questo problema», confessa un attimo dopo. Premessa non proprio ideale, se si considera che l’intera discussione ruoterà attorno all’identità del cibo. Partendo proprio dalla sua biografia. Laila Gohar è un’artista che è nata in Egitto ma che vive e lavora a New York da più di dieci anni. Negli Stati Uniti, e ormai anche in Europa, è diventata celebre per le sue installazioni: usa il cibo come uno strumento per esprimere la sua identità e il suo estro. «Per me non esiste autenticità quando si parla di alimentazione», dichiara sottolineando che per lei il cibo è, innanzitutto, una semplice questione di esigenze: «Se uno ha fame e ha a disposizione solo pochi ingredienti, credetemi, l’idea dell’autenticità non lo sfiora nemmeno. Si tratta solo di sopravvivenza. Ecco, nella sua essenza più pura, il cibo è proprio questo».







