Ultimamente ho trattato più volte la complessa tematica dei concorsi per la Sanità pubblica, evidenziandone tutte le criticità che l’imminente (forse) adeguamento dei due decreti vigenti dovrebbe riuscire a risolvere. In tale contesto generale, una particolare e delicata forma di concorso è quella relativa alla direzione delle strutture complesse sanitarie che non è regolamentata dal Dpr 483/1997 ma direttamente dalla legge, con la integrazione delle linee di indirizzo regionali. Anche per queste selezioni, tuttavia, sussistono lacune normative o applicazioni sul campo asimmetriche, per non dire, a volte, illegittime. In particolare, in questa sede vorrei segnalare tre casi piuttosto interessanti.

Il caso della direzione universitaria

Il primo riguarda le modalità di conferimento degli incarichi sulle strutture complesse a direzione universitaria. La tematica è divenuta di recente piuttosto contrastata ed è stata oggetto di un duro attacco da parte del Segretario nazionale dell’Anaao. Lo spunto è stato la approvazione dell’atto aziendale della Asl di Rieti da parte della Regione Lazio, utilizzando un protocollo d’intesa con l’Università vecchio di quasi dieci anni senza tener conto delle ricadute funzionali. L’utilizzo improprio delle norme del d.lgs. 517/1999 – il cosiddetto “decreto Bindi-Zecchino” - comporta la violazione dei principi costituzionali di merito e imparzialità e conduce, secondo il sindacato, a una progressiva clinicizzazione del Ssn.