Per i 700.000 lavoratori della sanità pubblica ogni giorno sorgono criticità e disagi di tutti i tipi. Sono note le problematiche contrattuali e retributive, quella delle carenze organiche e dei concorsi deserti per alcuni profili. Si deve constatare, inoltre, un certo conflitto interprofessionale che ha trovato il suo punto di deflagrazione nell’art. 1 del Ddl “Prestazioni sanitarie” (AS 1241). Nessuno è escluso da queste tematiche, anche se sembra che per l’immaginario collettivo e per gli addetti ai lavori contino quasi esclusivamente di medici e infermieri.
Malesseri diffusi
Anche le altre professioni sanitarie del comparto avanzano spesso rivendicazioni ed è emblematico il caso degli operatori socio sanitari (Oss). Che sono scontenti di tutto. Risale a qualche settimana fa l’alzata di scudi di un’altra professione, quella di assistente sociale. Il Consiglio nazionale degli Ordini degli assistenti sociali (Cnoas) ha pubblicato un documento relativo alle ’Linee d’indirizzo sulla Direzione del Servizio Sociale Professionale e sul Dirigente Assistente sociale nelle Aziende sanitarie e nelle Aziende ospedaliere’.
Gli assistenti sociali sono in Italia quasi 48.000 e di loro circa 5.000 lavorano nelle aziende sanitarie. Il Consiglio è un ente pubblico e non ha all’interno delle sue funzioni prerogative sindacali. Il documento è stato ripreso dal presidente del Sunas – questo si è un sindacato – che ha passato in rassegna tutte le problematiche che attualmente intercettano la professione di assistente sociale. Va peraltro precisato che le criticità non riguardano gli assistenti sociali del comparto bensì i pochi che hanno avuto accesso alla dirigenza. E, a tale ultimo proposito, è necessario fare qualche passo indietro, perché la situazione è davvero complicata.






