Il fatto che i concorsi pubblici gestiti dalle aziende sanitarie siano da tempo in una fase di forte criticità è noto a tutti oltre che di evidenza quotidiana. Molti aspetti congiunturali non consentono un reclutamento celere e affidabile, ma la criticità maggiore risiede nel quadro normativo di riferimento divenuto da anni incapace di rispondere alle esigenze del Ssn. Nel contesto generale del pubblico impiego, a partire dallo stato di emergenza del 2020, sono stati attuati decine di interventi normativi – spesso asimmetrici o astrusi – che hanno di volta in volta affrontato una tematica senza peraltro una particolare sistematicità. Finalmente, nel 2023 è stato emanato il DPR 82/2023 che ha modificato sostanzialmente il precedente decreto 487/1997, ormai del tutto superato. Nel decreto ricordato sono state in buona sostanza recepiti tutti gli interventi attuati random negli anni precedenti, ma ciò non toglie che, anche dopo l’entrata in vigore del DPR 82/2023, il legislatore ha continuato a disciplinare singoli aspetti concorsuali fino al recentissimo decreto PA (decreto-legge 25/2025, convertito con modificazioni dalla legge 69/2025) che, anche nel titolo, contiene la parola “reclutamento”. E la sanità in tutto ciò?