La bussola del Dm 77 del 2022 non basta a ridefinire l’offerta assistenziale per un fabbisogno assistenziale profondamente cambiato dalla sua emanazione. Oggi i territori fanno i conti con un Pnrr che non ha fondi per il personale, Case e Ospedali di comunità che non si sa come popolare di personale sanitario (non solo infermieri e medici di famiglia ma anche le 18 professioni che rappresentiamo), progettate senza fondi specifici per assunzioni, con le incognite del nuovo assetto della digitalizzazione che pone un’ulteriore necessità di governance, regole e personale dedicato che non possono prescindere dalla relazione con i pazienti essendo questi ultimi individui e non macchine.

Territorio cantiere aperto

Le opportunità dell’assistenza digitale e dell’innovazione da questo punto di vista è uno scenario ancora da tutto da comporre: educazione sanitaria, medicina preventiva, diagnosi, cura e riabilitazione di primo livello e di pronto intervento. Diciamolo chiaro, la riforma dell’assistenza territoriale nel nostro Paese è ancora una ipotesi, un modello da costruire al netto di esperienze pilota che funzionano in alcune regioni più organizzate. Un cantiere aperto con troppe incognite e nodi irrisolti, dal ruolo della medicina generale ai modelli e standard da attribuire alle neonate articolazioni organizzative definite dal Pnrr ma solo dal punto di vista teorico senza entrare nel merito organizzativo e di personale.