Cara Elly Schlein, il voto al referendum ha lasciato un’eco sorda. Un silenzio che pesa più delle parole. La partecipazione è stata scarsa, il dibattito quasi assente, e la sinistra—ancora una volta—è apparsa timida, divisa, distante. È una delusione evidente, ma guai a fermarsi li. Serve qualcosa di più di uno sfogo: serve un’analisi onesta e il coraggio di indicare una via d’uscita. Sempre più persone, soprattutto tra chi vive con salari bassi, pensioni incerte, affitti impossibili o precarietà cronica, semplicemente non credono più che la politica possa cambiare davvero le cose. Non è qualunquismo, è sfiducia nata da troppe promesse disattese, da troppe battaglie annunciate e mai combattute fini in fondo. E allora ti chiedo, da cittadino, da socialista, da uomo della sinistra, da chi non ha smesso di credere: da dove ripartiamo?
Non da una campagna social, né da un hashtag. La sinistra, se vuole tornare ad avere senso, deve tornare ad essere necessaria. Deve parlare chiaro, scegliere, prendere posizione. Deve affrontare le questioni vere. Le più urgenti? Quelle che seguono, e che chiedono azione immediata:
1 - Salari. Serve un salario minimo legale. Subito. Ma non solo. Occorre rilanciare la contrattazione collettiva, limitare il part-time involontario, garantire a ogni lavoratore la possibilità di vivere, non solo sopravvivere.












