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La disamina impietosa (ma onesta) dell'ex Ct

L'addio di Luciano Spalletti non è stato in punta di piedi. Ha fatto ancora più rumore. «Non lascio una grande Nazionale» la sintesi spietata, parole e giudizi feroci dopo il modesto 2 a 0 sulla Moldova che complica maggiormente i calcoli per il girone di qualificazione mondiale. «C'è bisogno di sterzare» è il suo consiglio gratuito accompagnato dalla solita dose di auto-critica. «Non sono riuscito a sopperire a delle carenze» la frase riferita alla cifra tecnica modesta del gruppo. «Ma nessuno avrebbe potuto farlo» è il suo avvertimento successivo. Come dire: dopo di me non ci sarà nessuno con la bacchetta magica. Poi ha affondato un paio di colpi che resteranno scolpiti nella memoria collettiva e in particolare in quella del gruppo degli ultimi convocati. Ha incalzato Spalletti: «Non è possibile che su 25 calciatori convocati ce ne siano 18 mezzi e mezzi, eppure i nostri medici avevano ricevuto informazioni dai club» la stoccata che mette a nudo il rapporto conflittuale tra alcuni azzurri e il ct che si è sentito abbandonato al suo destino da una rosa che a fine stagione si è data alla macchia.