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L'ex sindaca attacca: "Bisogna mettersi in discussione". Ma per i fedelissimi dell'avvocato la leadership è salda

Il campo largo, la definizione di "progressisti indipendenti", il 4,5% di voti raccolto in Toscana. Che qualcosa si fosse rotto tra Giuseppe Conte e Chiara Appendino era lampante, ma l'accelerazione di ieri coglie di sorpresa i tanti, che nel M5s, minimizzavano le minacce di dimissioni da vice dell'ex sindaca di Torino, ora deputata. Il passo di Appendino arriva durante il Consiglio nazionale dei Cinque Stelle, alla presenza dei vertici del partito. "Le cose non vanno bene, bisogna mettersi in discussione e mi ci metto anche io", aveva detto la parlamentare. Poi è passata alle vie di fatto, annunciando l'addio all'incarico di vicepresidente del M5s, ruolo in cui era stata designata proprio dallo stesso Conte. Il motivo? Un M5s che lei considera troppo "appiattito" sul Pd. Con la convinzione, contestata fortemente dai contiani ma non solo, che un Movimento sganciato dall'abbraccio del campo largo possa ritrovare il dinamismo, la vitalità e le percentuali di un tempo. O, quantomeno, avvicinarsi ai risultati del passato.