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Lo scrittore oggi e domani alla Milanesiana. Con una mostra in anteprima italiana dei suoi quadri
Sono anni che proviamo a costruire questa mostra dei dipinti di Percival Everett. E ci siamo riusciti in questa edizione de La Milanesiana grazie all'attiva ospitalità di Carlo Cinque e della sua galleria. E grazie alla collaborazione della Margot Gallery di Los Angeles. È una sfida tipica della Milanesiana, quella di valorizzare un aspetto nascosto della vita di un artista. Lo abbiamo fatto spesso, a partire propria dalla letteratura: mi tornano in mente la mostra dei dipinti di Tahar Ben Jelloun, o quelli del Premio Nobel per la Letteratura Gao Xingjang. O, per il cinema, i grandi teleri del regista Jerzy Skolimowsky. E ora, Percival Everett. Non solo la periferia creativa di un artista, ma un'identità parallela, una traiettoria divergente.
Everett è certamente uno degli scrittori più rilevanti del panorama letterario mondiale. Da anni, con un'umiltà silenziosa e una tensione letteraria rigorosissima, pubblica romanzi fuori dalle regole. Disegna un percorso per nulla lineare, per nulla prevedibile, sempre sorprendente e comunque rischioso. E lo fa sfruttando i generi letterari (poesia, narrativa, saggistica). E la pittura. Lo sforzo dovrebbe essere, e ai posteri toccherà farsene carico, tentare di fare una sintesi di questi diversi aspetti del mondo artistico di Percival Everett. Una sintesi poteva accadere ma un fatto l'ha rinviata.






