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Estinzione di massa, politica, psicanalisi e arte: lo scrittore Edward St Aubyn racconta il suo "Linee parallele"
Allora, entro in questa camera d'albergo e sul riscaldamento c'è scritto: Per favore, non riscaldate e non raffreddate troppo la stanza, perché viviamo in un pianeta fragile e stiamo esaurendo le sue risorse. E allora che faccio? Non lo tocco. Poi leggo un altro cartello: Non cambiate le lenzuola troppo spesso, perché i detersivi distruggono le acque dei fiumi e spero che, quantomeno, abbiano cambiato le lenzuola dell'ultima persona che è stata in questa camera. A quel punto ho sete e ho bisogno di zuccheri, così apro il frigobar in cerca di una coca e trovo solo una bottiglietta d'acqua con la scritta No B Planet, ma non posso certo disidratare il pianeta, visto che non ce n'è uno di scorta. Però non è finita, in questo albergo non prendono affatto la questione alla leggera... E scopro che in camera non c'è nemmeno un cestino per i rifiuti, perché i rifiuti sono uno spreco e inquinano. Così, se mai riuscirò a bere una coca, mi toccherà nascondere la lattina sotto il letto". Questo è Edward St Aubyn, il più aristocratico degli scrittori inglesi contemporanei, alle prese con la quotidianità di un hotel milanese particolarmente zelante sull'ecologismo; che poi è anche uno dei temi del suo nuovo romanzo, Linee parallele, appena pubblicato da Gramma Feltrinelli: la storia di due gemelli, Olivia e Sebastian, abbandonati alla nascita e separati nelle loro esistenze, eppure destinati a incrociarsi da adulti, con il tramite (involontario) di uno psicanalista. Infatti il dottor Carr, che cura lo schizofrenico Sebastian da anni, è anche il padre adottivo di Olivia...






