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Mercoledì la Knesset, il parlamento israeliano, voterà una mozione di sfiducia contro il governo di destra guidato da Benjamin Netanyahu. Alcuni partiti che fanno parte della maggioranza hanno minacciato di votare anche loro la mozione di sfiducia – e quindi far cadere il governo – nel caso in cui Netanyahu non promuova una legge che permetta definitivamente alle comunità di ebrei ultraortodossi di evitare il servizio militare obbligatorio. Cioè una cosa che viene permessa loro fin dalla fondazione dello Stato di Israele.
È un tema di cui in Israele si parla da tempo, ma negli ultimi due anni è diventato più urgente per due ragioni: l’invasione israeliana della Striscia di Gaza, che sta impegnando a fondo le risorse dell’esercito, comprese decine di migliaia di soldati riservisti che nella vita quotidiana fanno lavori civili; e una sentenza della Corte Suprema del giugno del 2024 che obbliga, di fatto, i maschi ultraortodossi a prestare servizio nell’esercito. La sentenza è stata temporaneamente sospesa da una legge del governo, che però nel frattempo è scaduta: il governo Netanyahu, insomma, deve prendere una decisione definitiva.
Non sarà una decisione facile: il tema riguarda un dibattito più ampio che in Israele è in corso da tempo sulla natura sia democratica sia ebraica, cioè etnico-religiosa, dello Stato.












