Dure accuse di “censura fascista” sono volate durante l'ultima riunione del Comitato direttivo centrale dell’Associazione nazionale magistrati (Anm). Tutto è partito, come riporta il Foglio, da un vecchio intervento del magistrato di Milano Stefano Ammendola, esponente di Magistratura indipendente, che lo scorso 24 maggio aveva puntato il dito contro la giunta esecutiva centrale dell’Anm guidata dal presidente Parodi. L'accusa alla giunta era di aver preso diverse posizioni pubbliche senza nessun confronto interno al Comitato.
"Ai sensi dello statuto, il Cdc, l’organo democraticamente eletto, è organo deliberante permanente, mentre la giunta esecutiva centrale attua le deliberazioni del Cdc. Da tre mesi tutto questo non avviene: i comunicati della giunta non passano dal Cdc, non vengono né discussi né ratificati”, aveva sottolineato Tra gli esempi fatti dal magistrato, le critiche mosse dall’Anm al decreto sicurezza: “Non penso che l’Anm debba esprimersi sugli atti aventi forza di legge che siamo chiamati ad applicare, siamo magistrati”. E poi: "Il decreto contiene misure importantissime, come la tutela delle forze dell’ordine e il reato di occupazione abusiva degli immobili, strumento del racket della criminalità organizzata”. Durante il suo intervento, inoltre, Ammendola aveva rivelato ai colleghi di aver ricevuto alcuni giorni prima una telefonata da parte di un componente della giunta: "Sono stato insultato, mi ha definito idiota e mi ha detto: ‘Noi ti delegittimeremo, ti denigreremo’”.






