Una barriera corallina (immagine d'archivio)
Genova – Alla seconda giornata della Conferenza dell’ONU sull’Oceano ho dovuto scegliere tra partecipare ai tanti panel paralleli nell’ambito delle attività istituzionali dell’ONU o andare alle diverse conferenze organizzate in altri siti. Ho creduto importante che la Fondazione avesse una visione anche della parte economica dell’Oceano e, approfittando degli inviti ricevuti, ho dapprima partecipato a due iniziative del Word Economic Forum.
La prima, sul problema delle plastiche, ha visto la partecipazione anche dell’amico Amb. Peter Thomson, inviato speciale del Segretario generale dell’ONU per l’Oceano. Sono stati affrontati numerosi problemi relativi sia al problema del riciclaggio, ma anche alla necessità di programmare a brevissimo l’abbandono della produzione delle plastiche e al fatto che esistano già soluzioni alternative. Ovviamente, il problema principale è quello che le plastiche siano un sottoprodotto della distillazione degli oli minerali di origine fossile e, sin quando verranno utilizzati, il problema persisterà. La seconda iniziativa ha riguardato le aree marine protette, che dovranno coprire il 30% della superficie dell’Oceano entro il 2030. Attualmente, considerando tutto, si è intorno al 9%. L’obbiettivo è raggiungibile, ma occorre un forte sforzo da parte dei Governi, che non sempre c’è. La prospettiva delle due iniziative comprendeva largamente gli aspetti economici. Da rimarcare che io fossi l’unico italiano in sala!













