Roma, 6 giu. (askanews) – Settanta leader mondiali e migliaia di delegati, scienziati e rappresentanti di ong si riuniranno a Nizza, in Francia, dal 9 al 13 giugno per la terza Conferenza delle Nazioni Unite sugli Oceani. La posta in gioco è alta, poiché è urgente proteggere gli oceani, inquinati, surriscaldati e sovrasfruttati.
Nelle immagini aeree rifiuti di plastica ammassati sulla spiaggia di Kedonganan, a Bali (Indonesia), il 30 dicembre mostrati dall’ong ambientalista Sungai Watch, uno dei tanti video di denuncia dello stato disastroso in cui versano i nostri mari.
“Non abbiamo mai visto un accumulo di rifiuti di plastica così alto un metro sulla sabbia. In soli sei giorni di pulizia, ne abbiamo raccolti 25 tonnellate, un record per noi”, ha raccontato Gary Benceghib, fondatore dell’ong Sungai Watch.
Gli oceani, il miglior alleato dell’umanità, stanno pagando il prezzo per aver assorbito gran parte del riscaldamento causato dai combustibili fossili, sviluppando sintomi allarmanti: ondate di calore marine, acidificazione, innalzamento del livello del mare, distruzione di flora e fauna e altro ancora.
Marine Calmet, avvocata e attivista per i diritti dell’ambiente: “Oggi constatiamo che la legislazione vigente non è stata sufficiente a fermare il collasso degli ecosistemi marini. La nostra legislazione, le nostre leggi, le nostre convenzioni semplicemente non ci consentono di rispondere all’emergenza ecologica”.














