Il tonno rosso è stato sfruttato per secoli. Negli ultimi 100 anni in modo sempre più intensivo, tanto da causare non solo un calo demografico, ma addirittura l'erosione genetica del prezioso pesce del Mar Mediterraneo. Cosa significa? La perdita di diversità genetica all'interno delle popolazioni di tonno rosso, che può avere importanti conseguenze. Una su tutte una ridotta capacità di adattamento ai cambiamenti climatici ed ambientali, come il riscaldamento degli oceani o nuove patologie. Insomma un impoverimento genetico espone la specie a maggiori fattori di rischio, fino all'estinzione. Queste due importanti scoperte, sono il frutto di una collaborazione internazionale, a cui ha preso parte l'Università di Bologna, pubblicando i risultati sulla rivista scientifica PNAS. Una collaborazione a cui hanno preso parte biologi marini, genetisti e archeozoologi, scienziati di differenti discipline e di differenti epoche storiche. Chi studia il presente e chi studia il passato.
Secondo lo studio in questione, l'intensiva azione di pesca nel Mare Nostrum ha avuto importanti effetti in una forbice temporale ristretta, rispetto alle condizioni rimaste immutate nei millenni precedenti. Considerando la linea evolutiva, è bastato relativamente poco, per causare l'erosione genetica, che ha portato la popolazione del Thunnus thynnus a diventare sempre più uniforme. Il tonno rosso, o come viene soprannominato l'oro rosso - visto che ha nutrito miliardi di esseri umani nei secoli ed è la base economica per molte comunità di pescatori del Mare Nostrum - è anche l'esempio evidente di come l'intervento umano abbia, dapprima portato la specie sull'orlo del baratro, per poi fare una brusca marcia indietro, fino a una sorprendente ripresa e stabilizzazione.






