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6 AGOSTO 2025

Ultimo aggiornamento: 11:18

In Italia cresce l’interesse per il business dell’ingrasso di tonno rosso negli allevamenti ittici, in assenza di norme ambientali (sebbene siano passati 19 anni dal Testo unico sull’Ambiente che stabiliva la necessità di un decreto ministeriale), regole sulla gestione degli impianti, criteri sul benessere animale in grado di evitare un nuovo collasso. Accade mentre la popolazione di questa specie inizia a riprendersi dopo anni di catture selvagge, grazie ai limiti sulla pesca introdotti dalla Commissione internazionale per la Conservazione dei tonni dell’Atlantico (Iccat). La maggiore disponibilità di tonno rosso nel Mediterraneo e i finanziamenti europei per pesca e acquacoltura, infatti, hanno riacceso l’interesse per gli impianti intensivi. Lo racconta l’Unità Investigativa di Greenpeace Italia nel nuovo report ‘Corsa all’oro rosso’, che denuncia anche la mancanza di meccanismi di trasparenza e controllo nell’assegnazione dei finanziamenti europei per gli allevamenti ittici, esposti al rischio di truffe e irregolarità. “Intorno al business del tonno rosso si muovono forti interessi economici, come dimostrano le dichiarazioni pubbliche di FedAgriPesca – segnala Greenpeace – che propone da tempo una nuova ‘rotta italiana del tonno rosso’ e parla di un business da 100 milioni, ma anche l’autorizzazione concessa per un nuovo impianto di ingrasso a Battipaglia, in provincia di Salerno a una società priva di dipendenti o fatturato, senza alcuna valutazione d’impatto ambientale”.