Da dove arriva il tonno nella classica lattina che consumiamo abitualmente? Dai mari tropicali, in particolare da Thailandia, Indonesia, Seychelles e Papua Nuova Guinea. Si tratta del tonno pinna gialla, mentre il tonno rosso - oggi presente in quantità minori nei nostri mari - è calmierato mediante quote Icat e fermo pesca e destinato alla nicchia del mercato giapponese.
Quel tonno rosso, protagonista suo malgrado delle mattanze al largo della costa di Trapani, c’è chi se lo ricorda bene. È Filippo Amodeo, vice-presidente Ancit (l’Associazione dei conservieri ittici e delle tonnare aderente a Confindustria) e amministratore dell’azienda Nino Castiglione (137 milioni di fatturato nel 2024, 130 milioni di scatolette prodotte annualmente). Suo nonno - fondatore dell’azienda - “prese in gabella” la tonnara di Favignana dal 1985 al 1996, in precedenza appartenuta ai Florio, famiglia di commercianti, armatori, mecenati. Con loro la lavorazione del tonno subì trasformazioni epocali, passando dallo stivaggio sotto sale in barili di legno, alla conservazione sott’olio, fino ad arrivare all’inscatolamento in latta.
Anche gli anni a gestione Castiglione sono scanditi da racconti avvincenti, (come la cattura uno squalo bianco nel 1987); sanno di braccia forti, albe e fatica, con i pescatori intenti a convogliare i tonni nella cosiddetta “camera della morte”, mentre il rais intonava la classica litania che accompagnava il lavoro. Si pescava solo 40 giorni l’anno tra maggio e giugno: i tonni sono apolidi e quello era il periodo in cui attraversavano l’incantevole tratto di mare su cui affaccia la mezzaluna di Trapani. Poi il flusso è cessato.








