Indro Montanelli era contento di non avere figli: lo considerava il modo più sicuro per impedire che la propria firma si svalutasse. Invece il mito di Carlo Scarpa, liturgista del cemento, si è perpetuato nel figlio Tobia, 90 anni, che non solo ha eguagliato il padre in fatto di architettura e design, ma ha battuto persino Leonardo da Vinci nella scrittura speculare. Infatti, verga sotto i miei occhi una lunga dedica impugnando contemporaneamente due penne: mentre metà riga scorre da sinistra verso destra, nell’altra metà le stesse parole escono da destra verso sinistra, però con le lettere capovolte: «Sono nato così». Un testo diviso in due, come lo schienale della sedia Africa, che realizzò mezzo secolo fa per Maxalto: «Non provoca lombalgia, perché dà respiro alla colonna vertebrale». Il Moma di New York espone cinque suoi pezzi d’arredamento: Bowl (1960), Chair (1966), Ciprea (1967) e Ariette (1973). «Mai visti».
Tobia Scarpa: «Tra me e papà un amore assoluto, ma lui mi rubava le idee migliori. Due miei figli sono morti in strada, li ho dimenticati per sopravvivere»
Tobia Scarpa: «Iniziai a 25 anni con il vetro a Murano Le mie opere al Moma e al Louvre? Non ci sono mai stato»







