TREVISO - «Ciao papà. O forse dovrei chiamarti maestro». Gli ha tenuto la mano anche ieri mattina, quando alle 7,17 ha smesso di respirare. Poi quel senso di smarrimento, le domande, e iniziare a “fare senza”. «È stato come staccare il filo ad un collegamento fortissimo». Per tutti i figli, nonostante le leggi implacabili del tempo, perdere un padre è un lutto. Per qualcuno è come vedersi privati di un centro. «Abbiamo vissuto insieme per quasi sessant'anni. Lo vedevo 24 ore su 24. L'ho vissuto come figlio, e mi ha insegnato un lavoro».

Marco Varisco, 59 anni è – per usare un termine in voga- la terza generazione di una famiglia di artigiani stimata e a proprio modo unica. Nelle sue mani si respira un mondo antico, quello del vetro artistico. Tutto quello che è, tutto quello che sa l'ha imparato da suo padre Italo, che ha chiuso per sempre gli occhi ieri mattina a 85 anni.

Italo Varisco, morto il maestro del vetro e del cristallo. Il figlio: ​«Grazie immenso papà»

Eravate preparati?

«Mio padre ha sempre avuto un corpo cagionevole ma una tempra forte. Ha avuto malattie oncologiche, problemi cardiaci. Ma si è sempre ripreso, ha sempre avuto la capacità di recuperare e rimettersi in piedi. È arrivato a 85 anni con un corpo sicuramente indebolito dalle malattie ma nella piena lucidità della mente. La sua vita è cambiata improvvisamente due settimane fa: ha iniziato ad avere problemi sempre più gravi di respirazione. È stato ricoverato al Ca' Foncello e nonostante la speranza di tutti, sua in primis, di riprendersi anche questa volta, il problema respiratorio si è acuito. Finché ieri mattina se n'è andato».