Se non ci fosse questa sinistra andrebbe inventata. Nemmeno il tempo di riprendersi dallo choc per la batosta referendaria che già pensano alla prossima volta. Ma non si scusano per il numero elevato di milioni di euro degli italiani che sono stati necessari per pagare la loro resa dei conti interna. Volevano un’Italia più straniera; volevano liquidare le leggi approvate da loro con Renzi; volevano ottenere più “Sì” referendari rispetto ai 12 milioni di voti del centrodestra del 2022; non uno di questi obiettivi è stato raggiunto.
In compenso, il salasso per gli italiani veleggia tra i tre e i quattrocento milioni di euro (dipenderà tutto dalla spesa a consuntivo legata all’allestimento dei seggi, alla stampa delle schede e del materiale elettorale, il compenso a scrutatori, e via discorrendo). Li pagheremo noi e non loro, una coalizione intera e non solo uno o due partiti. E per questo si beano anche di una sconfitta sonora.
REFERENDUM, DONZELLI IRRIDE IL PD: "SPALLATA? NO, SPALLA SLOGATA"
Il day after è quello in cui ci si leccano le ferite. E a sinistra sono parecchie. Questo referendum rischia di m...
Siamo al punto che, non contento, è Riccardo Magi, di +Europa, promotore del referendum più fallimentare, quello sulla cittadinanza agli immigrati, ne spara subito una, nemmeno tanto originale. Il quorum non si raggiunge: abbassiamolo... E qui bisogna intendersi ancora meglio. Perché sembra un obiettivo alla portata: con il 50% non si riesce ad arrivare a rendere validi i referendum? E lui, con tanta fantasia, dice di abrogare il quorum o magari di ridurlo a chissà quanto. Con lo straordinario risultato di una minoranza che raccoglie le poche firme necessarie a convocare la consultazione in cui far competere altrettante minoranze, se il numero delle sottoscrizioni resta così basso.














