"Referendum, delusione a sinistra. Ma in 14 milioni avvertono Meloni": con questo titolo in prima pagina il quotidiano Domani si fa portavoce dell'ultima convinzione della sinistra. Dopo il fallimento dei cinque quesiti su lavoro e cittadinanza, per cui non è stato raggiunto il quorum ma ci si è fermati a un misero 30%, le opposizioni stanno cercando comunque una scorciatoia, una via d'uscita. In che modo? Intestandosi il numero totale di elettori che tra domenica 8 e lunedì 9 giugno sono andati alle urne.

Quest'ultima operazione, da cui emerge una sinistra all'ultima spiaggia, mette in evidenza due cose: la prima è che nel totale di elettori i compagni hanno evidentemente dimenticato di contare i cittadini che sono andati a votare "no", dichiarandosi quindi contrari alle loro istanze, e la seconda è una forte mancanza di rispetto nei confronti di chi è andato a dire la propria opinione pur non essendo affatto di centrosinistra e, di conseguenza, contrario al governo di Giorgia Meloni. Non tutti quelli che sono andati a votare e che magari hanno anche votato "sì" condividono le stesse idee dei partiti che hanno promosso i referendum. Il rischio è quello di una eccessiva semplificazione e dunque di una rappresentazione distorta del consenso.