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Ultimo aggiornamento: 17:51
“Giorgia Meloni invita all’astensione brandendo un cartello del 2003 del Pds sul non voto? Lei che una politica navigata dovrebbe anche riflettere sul fatto che quell’invito all’astensione non portò tanto tanto bene al Pds“. È la prima bordata che il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, lancia contro la presidente del Consiglio, nel corso della trasmissione Tagadà (La7), a proposito della sua posizione sui referendum dell’8 e del 9 giugno.
“Qui ci sono in ballo i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori – avverte Landini – Trovo irresponsabile che una presidente del Consiglio si inventi una forma che non ha mai sentito nessuno: vado al seggio ma non voto. Qui siamo oltre l’astensione invocata in passato dai politici. Se uno va al seggio per non votare, che ci va a fare? Per far perdere tempo agli altri? Il presidente del seggio cosa dovrebbe certificare? Che uno non vuole votare?”.
Poi l’affondo: “Il nostro obiettivo è cancellare le leggi balorde varate da tutti i governi, compreso quello guidato da Meloni. Quindi, quello della presidente del Consiglio è una forma di paraculaggine: non vuole cambiare nulla di quello che ha fatto, ma ha paura che la gente possa cancellare le sue leggi balorde. E invece di difenderle apertamente, cerca di dire alla gente di non andare a votare. In un paese dove, peraltro, c’è una crisi della democrazia, con il 50% dei cittadini che non va più alle urne perché non si sente più rappresentato da nessuno”.















