Formula diversa ma il risultato non cambia. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, durante le celebrazioni del 2 giugno ufficializza la sua posizione sui referendum dell’8 e 9 giugno. Non invita la gente a “stare a casa” – come fatto dal suo collega di partito e seconda carica dello stato Ignazio La Russa – né fa appello “all’astensionismo politico” come il vicepremier e leader di Forza Italia, Antonio Tajani. Utilizza, invece, una frase più contorta che però ha lo stesso identico risultato: sabotare la partecipazione al voto.
“Vado a votare ma non ritiro la scheda“, sono state le parole pronunciate da Giorgia Meloni. Un modo per evitare di essere attaccata per avere disertato i seggi ma una strategia comunque finalizzata a far naufragare i cinque quesiti referendari, contribuendo – di fatto – al non raggiungimento del quorum (necessario per la validità della consultazione). Perché, in questo modo, l’elettore Giorgia Meloni verrà registrato come “Non votante” e sulla sua tessera elettorale non deve essere apposto il bollo della sezione. Un’opzione prevista dalla legge ma totalmente diversa da chi decide di votare “no” o consegna le schede bianche: in questi casi, infatti, gli elettori vengono conteggiati tra i votanti contribuendo all’eventuale raggiungimento del quorum. Tutto è spiegato nelle “Istruzioni per le operazioni degli uffici di sezione” predisposte dal ministero dell’Interno.












