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Ultimo aggiornamento: 10:32
Di fronte al blocco totale dell’ingresso degli aiuti umanitari nella Striscia di Gaza da parte di Israele, durato oltre 80 giorni, e all’orwelliana invenzione di una sorta di “assistenza militarizzata”, con gli aiuti forniti da contractor statunitensi sotto controllo israeliano e i catastrofici esiti che abbiamo visto nei giorni scorsi, un gruppo di attiviste e attivisti a bordo della nave “Madleen” della Freedom Flotilla ha cercato di rimediare, da semplici cittadine e cittadini, a ciò che gli Stati non fanno.
Com’è andata lo sappiamo: un’azione illegale e violenta da parte delle forze israeliane condita da espressioni di disprezzo (“lo yacht dei selfie”), la cattura dell’equipaggio, le consuete accuse gratuite di antisemitismo, anche un po’ di “rieducazione” consistente nel fargli vedere immagini dei crimini di Hamas del 7 ottobre 2023 (come se le 12 persone a bordo della “Madleen” non ne fossero a conoscenza). Com’è finita, con l’ordine di espulsione, lo potrete leggere in dettaglio negli aggiornamenti di questo sito.
Va ricordato che, ai sensi del diritto internazionale umanitario, Israele è la potenza occupante della Striscia di Gaza, la cui popolazione palestinese è dunque occupata. L’occupante ha l’obbligo giuridico di fornire aiuti all’occupato. Aggiungiamo che le misure provvisorie ordinate dalla Corte internazionale di giustizia nell’ambito dell’esame del ricorso del Sudafrica per violazione della Convenzione sul genocidio, impongono a Israele di revocare immediatamente il blocco illegale della Striscia di Gaza, facilitare la fornitura di assistenza umanitaria e consentire missioni internazionali di accertamento dei fatti.








