Non sorprende, ma vedere i video e le foto dei dodici attivisti della Madleen, la nave umanitaria della Freedom Flotilla, con le mani alzate mentre eseguono l'ordine di gettare i telefoni in mare, fa una certa impressione.

Dopo mezzanotte, a poco più di cinquanta chilometri dalle coste di Gaza, i motoscafi della marina militare israeliana accerchiano il vascello che voleva portare aiuti umanitari alla popolazione stremata della Striscia. Uno sciame di droni scarica sul ponte una sostanza bianca che brucia gli occhi e rende difficile il respiro. Le ultime immagini che riescono ad arrivare sono confuse: «Ci hanno lanciato addosso dei prodotti chimici, guardate. Questo è un altro crimine di guerra, bloccare una nave umanitaria è un crimine di guerra», riesce a dire in diretta la deputata Hassan. Poi le comunicazioni si bloccano, il team di degli attivisti informa via Telegram che l'esercito israeliano è salito a bordo, e ha «rapito» l'equipaggio.