Il passato pesa una tonnellata, ci pressa la mente fino a farci provare dolore. Eppure non ce ne distacchiamo. Anche se sappiamo di non poterlo più cambiare, ci ostiniamo a rimanervi aggrappati, con il risultato che ne siamo divorati dentro. Una soluzione? Ci sarebbe, e anche relativamente semplice: lasciarlo andare. In altre parole, alleggerirci da tutti i pensieri, ricordi e pesi invisibili per fare spazio alla vita presente. È il tema del nuovo libro Ti lascio andare di Daniel Lumera (Mondadori), esperto di fama internazionale nel campo del benessere. Con un approccio che unisce antiche sapienze millenarie e scienze moderne, l’autore esplora, alla luce delle più recenti ricerche neuroscientifiche, quanto e come lasciare andare sia essenziale per una vita significativa. “Ognuno di noi ha qualcosa che non riesce a perdonare o non trattenere: un’abitudine, un progetto, una dipendenza fisica o relazionale – spiega al FattoQuotidiano.it Lumera -, ma anche il bisogno di controllo, una morte mai superata, pensieri, giudizi, paure. E spesso una relazione finita o giunta al capolinea”.
Dimenticare un amore
Una delle grandi difficoltà che possiamo incontrare nella nostra esistenza è proprio quella di metterci alle spalle la fine di un amore. Anche quando, paradossalmente, ci faceva particolarmente soffrire. “Sarò forse un po’ brutale, ma noi non ci innamoriamo mai realmente dell’altra persona ma delle sensazioni che ci ha fatto vivere, delle nostre proiezioni mentali su di lei – continua l’esperto -. Finché l’altro ci fa sentire bene, ci dà sicurezza e status sociale con la creazione di una cerchia di amici, va tutto bene. Se però questo inizia a svanire, frustrazione, rabbia e accuse verso il partner diventano predominanti. Si arriva alla rottura e così l’altro si trasforma in un capro espiatorio su cui addossare tutte le colpe della fine della relazione, in un processo di deresponsabilizzazione”. Il risultato emotivo finale è che cresce la sofferenza per quello che non c’è più, il rimpianto da cui non si riesce o, meglio, non si vuole uscire. “Fino a non riuscire a sopportare che l’altro possa vivere senza di te, a tal punto – nei casi più tragici ed estremi, come la cronaca ci evidenzia purtroppo troppo spesso – da desiderare di togliergli la vita”, sottolinea Lumera.






