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Chi ci abita ormai è abituato, ma le città sono piene di rumori ambientali che provocano fastidio. Alcuni sono più evidenti e detestati di altri, come il suono dei clacson e il rombo dei motori delle moto di grossa cilindrata. Altri, come il fischio dei freni e i segnali acustici dei mezzi pubblici, passano più inosservati. Il punto è che tutti questi rumori non sono soltanto fastidiosi, ma anche dannosi per la salute delle persone, come hanno ormai evidenziato numerose ricerche: eppure, spesso l’inquinamento acustico nelle città raggiunge livelli troppo alti, soprattutto a causa del traffico.

L’esposizione prolungata a elevati livelli di rumore ambientale è associata a un aumento dei casi di malattie cardiovascolari, deterioramento cognitivo, disturbi del sonno e acufeni, oltre a problemi di salute mentale. L’Agenzia europea per l’ambiente stima che soltanto in Europa un’esposizione prolungata al rumore ambientale urbano contribuisca a causare ogni anno 48mila nuovi casi di malattie cardiache e 12mila morti premature.

È un problema che riguarda anche l’Italia, dove secondo i dati raccolti da uno studio dell’Istituto di Barcellona per la salute globale (ISGlobal) pubblicato nel 2022 e ripreso anche dalla Commissione europea, in molte città italiane buona parte della popolazione (spesso anche più della metà degli abitanti) è sottoposta a dei livelli di inquinamento acustico che superano i 53 decibel di esposizione media sulle 24 ore, il limite consigliato dall’OMS.